Una riflessione per la Quaresima: in fondo cos’è il peccato?

E com'è possibile che Dio, che è appunto Dio, possa essere offeso da un misero essere umano peccatore?

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Siamo in Quaresima. Anche se la cura della vita di grazia è fondamentale in ogni istante della vita, la Quaresima è un periodo liturgico particolarmente opportuno per rivedere in modo più approfondito la nostra vita di grazia e di unione con Cristo.

Per questo, bisogna rivedere anche il nostro rapporto con il peccato.

Iniziamo con la riflessione più ovvia, e per questo spesso trascurata: cos’è il peccato?

Il concetto di peccato è piuttosto semplice: fondamentalmente, il peccato è un atto di egoismo esagerato. Peccato è preferire se stessi e anteporsi a Dio e agli altri, cedendo alle passioni disordinate che ci pongono al centro della nostra esistenza e negando la nostra natura, che si completa solo quando si apre pienamente al prossimo e a Dio.

Il peccato è il rifiuto di instaurare un rapporto d’amore con Dio e con gli altri.

Il peccato è un convertirsi alle creature e rifiutare il Creatore.

In generale, il peccatore desidera solo i piaceri offerti dalle creature, non vuole necessariamente rifiutare il Creatore. Lasciandosi sedurre dalle soddisfazioni fugaci fornite dalle creature, tuttavia, il peccatore sa implicitamente che sta agendo contro l’amore del Creatore. Sente che il piacere terreno non lo riempie, ma anche così non gli resiste. È per questo che il peccato ferisce il peccatore stesso, allontanandolo dalla pienezza offerta da Dio.

Ed è per questo che il peccato offende Dio: non perché Dio in quanto tale venga sminuito, ma perché noi stessi, peccando, ci sminuiamo davanti alla grandezza che Egli ci offre.

Per Gesù, il peccato nasce dall’interno dell’uomo (cfr. Mt 15, 10-20). È per questo che serve la trasformazione interiore, del cuore.

Per Gesù, il peccato è una schiavitù: l’uomo si lascia prendere dal potere del maligno, valorizzando falsamente le cose di questo mondo, lasciandosi trascinare da ciò che è immediato, da soddisfazioni sensibili che non saziano la nostra sete di amore e di pienezza.

Fonte: Aleteia [Traduzione dal portoghese a cura di Roberta Sciamplicotti]

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