V Domenica del Tempo Ordinario (Anno B)

Cristo ha preso le nostre infermità e si è caricato delle nostre malattie. (Mt 8,17)

0 219

In questa domenica la sofferenza fa da filo conduttore nella Liturgia della Parola: Giobbe, nel suo dolore, si rivolge a Dio; Gesù opera come medico delle anime e dei corpi; l’apostolo Paolo dichiara la sua condivisione con le fragilità dei fratelli più deboli.

Oggi il Vangelo ci presenta un episodio che rivela la grande umanità di Gesù: la suocera di Pietro giace a letto ammalata e il Signore, con un gesto tanto semplice quanto affettuoso, la prende per mano, la solleva e la risana dalla febbre (Vangelo). Quello che potrebbe apparire solo un prodigio, frutto della potenza di Cristo, o un gesto di amicizia, in realtà è l’occasione per l’evangelista Marco di riproporre la finalità dei miracoli: suscitare la fede e la sequela.

La suocera di Pietro, risanata, si pone al servizio di Gesù! Il miracolo, secondo il Signore, non è mai un segno eclatante, è, invece, un momento nel quale una persona, percependo in maniera forte l’amore di Dio, comprende che la vita deve essere riferita a lui; che la gioia e la stabilità vere si hanno nell’ascoltare la sua Parola, che altri hanno diritto a questa grazia e ci si deve impegnare nella testimonianza del Vangelo (II Lettura). In questo modo lo sconforto e la “ricompensa” sospirata da Giobbe (I Lettura) potrà trasformarsi nella lode per ciò che può fare il Signore.

Gesù esce dalla sinagoga e va nella casa di Simone: inizia la Chiesa. Inizia attorno ad una persona fragile, malata: la suocera di Simone era a letto con la febbre. Gesù la prende per mano, la solleva, la libera e lei, non più imbrigliata dentro i suoi problemi, può occuparsi della felicità degli altri, che è la vera guarigione per tutti.
Ed ella li serviva: Marco usa lo stesso verbo impiegato nel racconto degli angeli che servivano Gesù nel deserto, dopo le tentazioni. La donna che era considerata una nullità, è assimilata agli angeli, le creature più vicine a Dio.
Questo racconto di un miracolo dimesso, così poco vistoso, senza neppure una parola da parte di Gesù, ci può aiutare a smetterla con l’ansia e i conflitti contro le nostre febbri e problemi. Ci può ispirare a pensare e a credere che ogni limite umano è lo spazio di Dio, il luogo dove atterra la sua potenza. Poi, dopo il tramonto del sole, finito il sabato con i suoi 1521 divieti (proibito anche visitare gli ammalati) tutto il dolore di Cafarnao si riversa alla porta della casa di Simone: la città intera era riunita davanti alla porta. Davanti a Gesù, in piedi sulla soglia, luogo fisico e luogo dell’anima; davanti a Gesù in piedi tra la casa e la strada, tra la casa e la piazza; Gesù che ama le porte aperte che fanno entrare occhi e stelle, polline di parole e il rischio della vita, del dolore e dell’amore. Che ama le porte aperte di Dio.

Quelle guarigioni compiute dopo il tramonto, quando iniziava il nuovo giorno, sono il collaudo di un mondo nuovo, raccontato sul ritmo della genesi: e fu sera e fu mattino. Il miracolo è, nella sua bellezza giovane, inizio di un giorno nuovo, primo giorno della vita guarita e incamminata verso la sua fioritura. Quando era ancora buio, uscì in un luogo segreto e là pregava. Un giorno e una sera per pensare all’uomo, una notte e un’alba per pensare a Dio. Perché ci sono nella vita sorgenti segrete, alle quali accostare le labbra. Perché ognuno vive delle sue sorgenti. E la prima delle sorgenti è Dio. Gesù, pur assediato, sa inventare spazi. Di notte! Quegli spazi segreti che danno salute all’anima, a tu per tu con Dio. Simone si mette sulle sue tracce: non un discepolo che segue il maestro ma che lo insegue, con ansia; lo raggiunge e interrompe la preghiera: tutti ti cercano, la gente ti vuole e tu stai qui a perdere tempo; hai avuto un grande successo a Cafarnao, coltiviamolo.

E Gesù: no, andiamo altrove. Cerca altri villaggi, un’altra donna da rialzare, un altro dolore da curare. Altrove, dove c’è sempre da sdemonizzare l’esistenza e la fede, annunciando che Dio è vicino a te, con amore, e guarisce tutto il male di vivere.

Potrebbe interessarti anche... Altro dello stesso autore

Fai un commento

La tua email non sarà pubblicata.

Iscriviti alla nostra Newsletter!

Rimani sempre aggiornato direttamente nella tua email!