“Va’ a rimediare al male che hai fatto!”

Il Settimanale di Padre Pio

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Il Santo sapeva bene quello che faceva [quando rimandava senza assoluzione i penitenti] ed a Chi affidava – “pregando tanto” – quelle anime. Ce lo dimostra una testimonianza che ha del tragico e nello stesso tempo è piena di tenerezza paterna.

G. aveva sentito parlare di padre Pio e volle scendere a San Giovanni Rotondo. Ma il perché non lo sapeva neanche lui. Forse per curiosità, certamente non per confessarsi e cambiare un modo di vivere balordo. Aveva 23 anni, sposato, ma continuava la vita di scapolo libertino, tradendo la donna che pure diceva di amare. Non aveva nel suo agire alcuna idea di norme morali da rispettare.

Venne, dunque, il giovane dal Padre nel 1962 e si prenotò per confessarsi, essendo questo l’unico modo per avvicinarlo e parlargli. Giunse il suo turno, al mattino, dopo che il Padre aveva celebrato, ed il frate che assisteva il Santo lo avviò al confessionale.

Appena egli tirò la tendina, che separava il confessore ed il penitente da quelli che aspettavano in sagrestia, non fece in tempo neanche ad inginocchiarsi che si sentì gridare: «Ladro e sacrilego, vattene, vattene! Vai a rimediare al male fatto al paese tuo».

In quell’istante il penitente vide innanzi alla sua mente profilarsi nitidamente le persone che aveva frodato, come se i loro nomi fossero scritti su una lavagna. Vide anche il volto della sua sposa che egli tradiva. Si sentì sprofondare come in un grande baratro. Mormorò: «Almeno beneditemi». «No!», gridò il Padre, deciso. Si allontanò smarrito e tornò in albergo dove cominciò a piangere. E pianse tutta la giornata. Voleva ripartire, ma qualcuno lo trattenne: «Non ti puoi allontanare così da padre Pio».

L’indomani un frate, vedendolo con le lacrime agli occhi e conosciuto il motivo, mosso a compassione, lo introdusse nel corridoio del convento, dove sarebbe passato il Padre. G., appena vide il Santo, gli disse, inginocchiandosi: «Mettetemi nel vostro cuore». Ancora un diniego: «No!» , disse padre Pio. Ma poi, con una voce piena di grande dolcezza, mormorò lentamente: «Nel cuore della Madonna io ti metto». L’infelice e fortunato giovane sentì immediatamente una grande pace dentro di sé.

Ritornò a casa e il giorno dopo fece il giro dei clienti danneggiati, per restituire il mal tolto. Erano quattro. Il primo mostrò la sua meraviglia. «È la prima volta che mi capita una cosa simile in vita mia», disse. Poi aggiunse: «Non voglio niente indietro. Mi basta questo tuo gesto». Il secondo e il terzo accettarono il denaro senza dir parola. Il quarto chiamò i carabinieri. E bene fece, perché per l’ammanco, che c’era in cassa nella piccola ditta, i sospetti erano caduti su di un altro. Fu tutto messo a posto, soprattutto per l’indiziato innocente.

Dopo tre mesi G. ritornò a San Giovanni Rotondo. Si confessò e fu accolto come il figlio prodigo della parabola evangelica. Il Padre ebbe per lui parole dolcissime di conforto e di incoraggiamento. Il penitente, che si aspettava un supplemento di botte, rimase sorpreso. E chiese quasi incredulo: «Ma, Padre, mi riconoscete?». Padre Pio rispose prontamente: «Una faccia come la tua non sì può dimenticare». Fu pace con il santo confessore, con Dio, di cui egli faceva le veci, con se stesso.

G. chiese di diventare figlio spirituale, il Padre l’accettò. Cominciò a frequentare i sacramenti, la Santa Messa e la Confessione. Ma era solo all’inizio di un vero cammino spirituale.

di padre Marcellino IasenzaNiro,
“Padre Pio. Profilo di un santo”,
pp. 131-132.

(fonte: settimanaleppio.it)

Servizio Liturgico “Francesco Buenza”

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