Venerdì Santo

Commemorazione della passione e crocifissione di Gesù Cristo

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In questo giorno i cristiani commemorano la passione e la crocifissione di Gesù Cristo. I fedeli dai 14 anni di età sono invitati all’astinenza dalla carne (eccetto uova e latticini) e quelli dai 18 ai 60 anni al digiuno ecclesiastico, cioè a consumare un solo pasto durante la giornata. La liturgia, che si celebra nel silenzio ed è priva dell’Eucarestia, è incentrata sulla narrazione delle ultime ore della vita terrena di Gesù secondo il Vangelo di Giovanni e sul rito dell’adorazione della croce. È anche il giorno in cui si celebra in modo “solenne” la Via Crucis, il rito con cui si ricostruisce e commemora il percorso doloroso di Cristo che si avvia alla crocifissione. Si segue un percorso di 14 stazioni, che ricordano ciascuna un episodio. Si parte da Gesù che viene condannato a morte per finire con la scena del suo corpo che viene deposto nel sepolcro.

Vorrei, tra le letture proposte nella Liturgia del Venerdì santo, prestare attenzione alla prima lettura, alla grande profezia del servo del Signore (Isaia 52,13-53,12). In questo passo sono descritte le sofferenze e la morte espiatrice del Servo innocente che -soffrendo e morendo- giustifica gli uomini davanti a Dio. E’ un canto di grande portata teologica e messianica. La caratteristica fondamentale del Servo è dl essere fedele a Dio, ma è proprio a causa di questa fedeltà che egli è sofferente e perseguitato. La sua è una persecuzione che nasce dalla vocazione profetica e mlssionaria, da una completa fedeltà al Signore, non da un peccato o semplicemente dall’odio dei pagani. È in questa medesima linea che avverrà poi la glorificazione. Il Signore manifesterà che il Servo aveva ragione e confonderà i persecutori. La sofferenza non è più vista come causata dal peccato e inflitta da Dio come un castigo, ma è vista piuttosto come inerente alla missione salvifica del profeta. Il Servo soffre prendendo il posto di altri. È esattamente ciò che farà Gesù. Si apre così, nel significato della sofferenza e nella ricerca di questo significato, una dimensione del tutto nuova. Non si soffre più soltanto per le proprie colpe. Si può soffrire -anzi il Servo deve soffrire -per il peccato e la colpa di altri.

Il Servo di Dio diventa la rivelazione della fedeltà dell’uomo verso Dio, una fedeltà che giunge sino al martirio, ma è anche, nel contempo, la rivelazione della fedeltà e della solidarietà di Dio verso l’uomo: una solidarietà che si spinge sino alla sostituzione. In effetti il Servo, perseguitato, obbedisce a Dio sino al martirio: egli è fedele. Ma nella persecuzione egli non si scaglia contro il suo popolo che lo crocifigge, bensì prende su di sé le colpe di tutti e muore riscattandole. E’ esattamente il senso della Croce. Sulla Croce vedi la grandezza dell’amore di Dio per noi: il Figlio di Dio dona la sua vita per riscattarci. Ma sulla Croce vedi anche l’obbedienza totale dell’uomo a Dio: Gesù è un uomo che obbedisce al Padre fino alla morte.

Servizio Liturgico “Francesco Buenza”

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