Visita di Maria a Santa Elisabetta

Il secondo mistero della gioia

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«Figliole, l’abbiezione in latino si chiama umiltà, e l’umiltà abbiezione; sicché quando la santissima Vergine dice nel magnificat: “Perché ha riguardato l’umiltà della sua serva” ella vuol dire perché ha riguardato la mia abbiezione e viltà. Il grado sublime dell’umiltà è non solamente riconoscere la propria abbiezione, ma amarla». (Padre Pio, Epistolario III,1-X-1917 alle sorelle Ventrella, pa 566)

In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda. 40Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo. Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto». Allora Maria disse: «L’anima mia magnifica il Signore». Lc (1, 39-46)

Ne «L’incontro con Elisabetta, la voce stessa di Maria e la presenza di Cristo nel suo grembo fanno “sussultare di gioia” Giovanni». (Rosarium Virginis Mariae, n.20)

L’incarnazione è la visita di Dio all’uomo che, ricevuto il dono, si fa pellegrino verso il prossimo: non si può tenere nascosto il tesoro del Re. La visita di Maria a Santa Elisabetta non è solo un gesto di cortesia, ma anche un dono di misericordia: ha ricevuto Dio nel suo seno e porta Gesù agli altri. Chi crede non si chiude in sé a gustare il bene della fede ricevuto e ad adorare Dio egoisticamente. Esce tra gli uomini per incontrare e servire il Signore nel prossimo.

Elisabetta, simbolo dell’antica Alleanza, incontra Maria, segno del nuovo Patto, e viene santificata per mezzo del figlio, Giovanni, a sua volta giustificato dal Verbo di Dio già presente in Maria, arca della Nuova Alleanza.
Gesù raggiunge l’uomo attraverso l’uomo, che è sua presenza e invito al servizio all’altro. La salvezza è ordinare ogni cosa a Dio per stare meglio con e tra gli uomini.

La consapevolezza di essere scelta da Dio per una missione fa cantare di gioia Maria. Ella non attribuisce a sé il dono che porta perché fonte di ogni bene è Dio. Egli realizza il suo piano d’amore chiamando l’uomo a collaborare e Maria è sua collaboratrice. Il bene si diffonde per se stesso e Maria porta Gesù che santifica.
Chi si lascia toccare da Dio viene conquistato e diventa propagatore della sua bontà.

La misericordia di Dio verso l’uomo è incommensurabile. A questi conviene lasciarsi coinvolgere nell’avventura di Dio nella suabstoria. Egli ci parla con la sua Sapienza e cosi si scopre che tutto è Verbo di Dio. Se siamo chiamati da Lui è per impegnarci secondo le nostre capacità a costruire il suo regno. Siamo la lode di Dio che deve diventare l’unica voce che dalla terra si eleva verso il cielo con un grazie per quanto ricevuto e con la richiesta che la sua volontà si faccia da tutti.

Fonte: “Il Santo Rosario- Il Credo fatto preghiera” scritto da Don Giovanni Ercolino

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