XIV Domenica del Tempo Ordinario (Anno C)

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Letture del Giorno:

Is 66,10-14;

Sal 65;

Gal 6,14-18;

Lc 10,1-12.17-20;

Si è letto la scorsa domenica che Gesù ha imboccato, con sofferta decisione, la strada per Gerusalemme. Nel vangelo di oggi (Luca 10,1-9) “il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi” e li istruì su come comportarsi.

Ma con la prima lettura (Isaia 66,10-14) la liturgia orienta oggi l’attenzione sulla meta del viaggio di Gesù, là dove egli è morto e risorto.

Sono molte le città, la cui importanza trascende il loro attuale ruolo socio-politico; la felice collocazione ambientale, le vicende storiche cui si connettono, la ricchezza dei monumenti che vi si ammirano le hanno dotate di uno speciale incanto evocatore: basti pensare, per stare all’Italia, a Firenze, o Venezia, o Roma. Sono molte, sparse un po’ in tutto il mondo; ma una le supera tutte, ed è, almeno per chi legge la Bibbia, Gerusalemme. Nei testi sacri il suo nome è quello che ricorre più di frequente, legato a vicende estreme di tragedia e di gloria, a personaggi-chiave come Davide e Gesù, a siti incomparabili quali l’antico tempio, il calvario, il monte degli Ulivi. Gerusalemme, meta agognata e oggetto di un amore sconfinato, che da tremila anni fa sognare i pellegrini, che ha fatto piangere ebrei e cristiani quando l’hanno vista distrutta, che ha ispirato il più ardente sentire. Nei Salmi, in particolare (“Mi si attacchi la lingua al palato, se non metto il tuo ricordo al di sopra di ogni mia gioia!) o appunto nella citata pagina di Isaia: “Rallegratevi con Gerusalemme, esultate per essa tutti voi che l’amate. Sfavillate con essa di gioia tutti voi che per essa eravate in lutto. Così sarete allattati e vi sazierete al seno delle sue consolazioni; succhierete e vi delizierete al petto della sua gloria. Perché così dice il Signore: ‘Ecco, io farò scorrere verso di essa, come un fiume, la pace; come un torrente in piena, la gloria delle genti. Voi sarete allattati e portati in braccio, e sulle ginocchia sarete accarezzati. Come una madre consola un figlio, così io vi consolerò; a Gerusalemme sarete consolati'”.

Il profeta parla così agli ebrei appena rientrati dall’esilio in Babilonia: Gerusalemme, pianta e sospirata quando erano lontani, ora li riaccoglie come una madre di nuovo gloriosa, che in pace nutre i suoi figli e li consola del lungo patire. La realtà storica tuttavia era molto diversa: rientrati dall’esilio, gli ebrei continuavano ad essere sotto una potenza straniera e si trovavano davanti una città distrutta da ricostruire, tra mille difficoltà che da allora non sono più venute meno. Ma proprio il contrasto tra la cruda realtà e le auree parole del profeta ha indotto a dare a queste ultime il valore di un annuncio, di una prospettiva che si realizzerà soltanto nel mondo venturo. In questo senso esse trovano un parallelo in età cristiana, con la conclusione dell’Apocalisse (21-22) che delinea la vita eterna come un abitare nella Gerusalemme perfetta: “E vidi un cielo nuovo e una terra nuova: la città santa, la Gerusalemme nuova, scendere dal cielo, da Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo. Udii allora una voce potente, che veniva dal trono e diceva: ‘Ecco la tenda di Dio con gli uomini! Egli abiterà con loro ed essi saranno suoi popoli ed egli sarà il Dio con loro, il loro Dio. E asciugherà ogni lacrima dai loro occhi e non vi sarà più la morte, né lutto né lamento né affanno, perché le cose di prima sono passate'”.

I pellegrini che a milioni continuano a recarsi a Gerusalemme vi trovano una città contesa tra due popoli, piena di problemi e di tensioni latenti pronte ad esplodere in aperti conflitti, eppure una città dal fascino incomparabile. Le parole della Scrittura ricordano che il cumulo di memorie raggrumate nel breve spazio di quell’antica città fa soltanto pre-gustare quello che soltanto nella Gerusalemme celeste troverà la sua piena realizzazione.

Fonte:Qumran2.net – Commento di Mons. Roberto Brunelli

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