XX Domenica del Tempo Ordinario (Anno C)

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Letture del Giorno:

Ger 38,4-6.8-10;

Sal 39;

Eb 12,1-4;

Lc 12,49-53;

Nella luce della festa di domani, che ci prospetta la possibilità di seguire Maria e come lei trovare un posto presso Dio, il vangelo di oggi (Luca 12,49-53) appare sorprendente. Vi si legge che un giorno Gesù ha detto: “Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso!” “Pensate che io sia venuto a portare la pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione. D’ora innanzi, se in una famiglia vi sono cinque persone, saranno divise tre contro due e due contro tre…”.

Solitamente si pensa a Gesù come colui che guarisce i malati, accoglie i bambini, sfama le folle e così via; lui che predica bontà e perdono; lui incompreso e osteggiato, che si arrende ai suoi nemici portando la croce senza ribellarsi. Un Gesù “incendiario” e causa di lotte e divisioni non se lo figura nessuno; eppure, a quelle parole si trovano nel vangelo non pochi riscontri, a cominciare dal loro preannuncio, quando egli era ancora in fasce e, accogliendolo nel tempio, il vecchio Simeone disse a sua madre: “Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione” (Luca 2,34).

Contraddizione: può essere questa la parola-chiave per capire la reale portata delle sconcertanti frasi di Gesù. I contrasti, le divisioni, il simbolico fuoco, egli non li vuole, ma realisticamente li prevede, tra chi accoglie lui e chi lo rifiuta; egli ama la pace, ma non ad ogni costo: non a costo di rinunciare alla verità e alla giustizia. Per chi aderisce alla verità da lui rivelata, per chi ha fede in lui, egli preannuncia conflitti e persecuzioni, sottintendendo che non si può sottacere o trascurare la fede solo per non avere guai, per evitare incomprensioni e conflitti, insomma per “vivere in pace”. Ovviamente non si tratta qui di ripetere i tragici errori del passato ma dei quali anche la cronaca ci dà notizia oggi: tentare di imporre l’adesione alla fede con la forza. Piuttosto si tratta di non seguire i dettami di chi vorrebbe relegare la sfera religiosa nel privato (chi ha fede “la tenga per sé”); si tratta invece, senza imporre a nessuno le norme suggerite dalla fede, di non nasconderla e comportarsi, nel privato come nella vita pubblica, secondo quanto essa richiede, costi quel che costi.

Penso sia da interpretare in tal senso anche il ripetuto invito rivolto da papa Francesco ai giovani (e non solo a loro) di uscire dai ghetti in cui tanti cristiani tendono a rinchiudersi (la propria famiglia, la propria associazione, la propria parrocchia…) e non aver paura di testimoniare al mondo Colui che costituisce la loro speranza.

In proposito cade opportuna la seconda lettura (Lettera agli Ebrei 12,1-4; ricordiamo: gli Ebrei cui è rivolta sono quelli che avevano riconosciuto in Gesù il Messia annunciato dai profeti, il Figlio di Dio, il Redentore: erano cioè diventati cristiani). Il passo presentato oggi paragona la vita a una corsa, durante la quale occorre non lasciasi prendere dalla stanchezza, considerando gli esempi offerti da tanti cristiani ammirevoli e, su tutti, dallo stesso Signore: “Fratelli, anche noi, circondati da tale moltitudine di testimoni, avendo deposto tutto ciò che è di peso e il peccato che ci assedia, corriamo con perseveranza nella corsa che ci sta davanti, tenendo fisso lo sguardo su Gesù, colui che dà origine alla fede e la porta a compimento. Egli, di fronte alla gioia che gli era posta dinanzi, si sottopose alla croce, disprezzando il disonore, e siede alla destra del trono di Dio. Pensate attentamente a colui che ha sopportato contro di sé una così grande ostilità dei peccatori, perché non vi stanchiate perdendovi d’animo. Non avete ancora resistito fino al sangue nella lotta contro il peccato”.

Una lotta fino al sangue: nessuno, almeno qui in Italia, rischia il martirio. Motivo in più per essere coerenti, per evitare il peccato: anche quello di fingere che non ci importi di Lui.

Fonte:Qumran2.net – Commento di Mons. Roberto Brunelli

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