XX Domenica del Tempo Ordinario

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Letture del giorno:

Prov 9,1-6;

Sal 33 (34);

Ef 5,15-20;

Gv 6,51-58;

Nell’Eucaristia si porta a compimento perfetto tutto il mistero di Dio e dell’uomo, della terra e del cielo, di tutto l’universo visibile e invisibile. Essa è anticipazione dell’eternità beata, nella quale Dio e l’uomo, pur conservando ognuno la sua identità di natura e di persona, è come se si fondessero l’uno nell’altro. Questa stupenda realtà è in qualche modo intravista e descritta dall’Apostolo Giovanni nella sua Apocalisse.

«Ecco la tenda di Dio con gli uomini! Egli abiterà con loro ed essi saranno suoi popoli ed egli sarà il Dio con loro, il loro Dio. E asciugherà ogni lacrima dai loro occhi e non vi sarà più la morte né lutto né lamento né affanno, perché le cose di prima sono passate». «Io sono l’Alfa e l’Omèga, il Principio e la Fine. A colui che ha sete io darò gratuitamente da bere alla fonte dell’acqua della vita. Chi sarà vincitore erediterà questi beni; io sarò suo Dio ed egli sarà mio figlio. Ma per i vili e gli increduli, gli abietti e gli omicidi, gli immorali, i maghi, gli idolatri e per tutti i mentitori è riservato lo stagno ardente di fuoco e di zolfo. Questa è la seconda morte». In essa non vidi alcun tempio: il Signore Dio, l’Onnipotente, e l’Agnello sono il suo tempio. La città non ha bisogno della luce del sole, né della luce della luna: la gloria di Dio la illumina e la sua lampada è l’Agnello. Le nazioni cammineranno alla sua luce, e i re della terra a lei porteranno il loro splendore. Le sue porte non si chiuderanno mai durante il giorno, perché non vi sarà più notte. E porteranno a lei la gloria e l’onore delle nazioni. Non entrerà in essa nulla d’impuro, né chi commette orrori o falsità, ma solo quelli che sono scritti nel libro della vita dell’Agnello. E non vi sarà più maledizione. Nella città vi sarà il trono di Dio e dell’Agnello: i suoi servi lo adoreranno; vedranno il suo volto e porteranno il suo nome sulla fronte. Non vi sarà più notte, e non avranno più bisogno di luce di lampada né di luce di sole, perché il Signore Dio li illuminerà. E regneranno nei secoli dei secoli (Cfr. Ap 21,1-22,5).

Dio darà da bere se stesso. Si farà cibo di vita eterna per i suoi eletti. Essi si nutriranno di Dio, divenendo con Lui una sola luce eterna. È questo mistero che viene anticipato nell’Eucaristia, nella quale realmente, sostanzialmente, veramente tutto Dio in Cristo si dona in cibo a quanti credono nella sua Parola e vogliono fare di essa il solo statuto della loro vita. L’Eucaristia non è un pane simbolico, spirituale, come era per l’Antico Testamento, l’invito a mangiare la sapienza o la Parola di Dio. Anche sapienza e Parola dobbiamo mangiare, ma questo cibo è però simbolico, spirituale, immateriale. Nell’Eucaristia Cristo si mangia nel suo vero corpo, si beve nel suo vero sangue, nella sua realtà fisica, anche se trasformata in realtà tutta spirituale. Nel corpo e nel sangue di Cristo ci si nutre di tutto Dio, a motivo dell’unione ipostatica che regola e governa tutto il mistero dell’Incarnazione. L’Eucaristia è il vero mistero della fede. Tutta la nostra fede in essa trova la sua verità piena e il suo compimento.

Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo». Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?». Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».

I Giudei vorrebbero comprendere le modalità del mistero. Non le comprendono. Lo rifiutano. Gesù non spiega loro alcuna modalità. Non vi è nulla in esso da spiegare. Neanche nell’eternità lo comprenderemo in tutta la sua luce. Adesso è il tempo della fede. Ci si deve fidare di Lui, della sua Parola, del Dono che Lui vuole farci. Prima vi è la fede in Cristo Gesù. Dalla fede in Cristo si accoglie il mistero della fede nell’Eucaristia. Accolto il mistero lo si vive, vivendolo a poco a poco siamo trasformati nello stesso mistero e lo comprenderemo perché diveniamo lo stesso mistero eucaristico di Gesù Signore. Chi diviene eucaristia in Cristo comprende l’Eucaristia.

Vergine Maria, Madre della Redenzione, Angeli, Santi, fateci Eucaristia in Cristo Gesù.

Fonte: Movimento Apostolico  di Mons. Costantino Di Bruno

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