XXIV Domenica del Tempo Ordinario (Anno A)

L’arte del perdonare è difficile, ma non impossibile. Leggiamo il Vangelo e accogliamo la risposta di Gesù a Pietro. Ascoltiamo il nostro cuore e chiediamo a Cristo Gesù di saper perdonare.

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Il finale del Vangelo fa riflettere i cristiani che credono all’amore del Padre misericordioso. Il Signore annuncia a Pietro la necessità di perdonare sempre. Tuttavia Gesù sa che il cuore dell’uomo porta dentro rancore, ira e odio (I Lettura). Per di più, fin dall’inizio dei tempi gli uomini coltivano questi atteggiamenti come fossero virtù. Regna un’affascinante quanto falsa credenza: più si eserciterà la vendetta, più si troverà serenità, leggerezza e soddisfazione. Il debitore del re, oggetto della sua pietà, mostra che l’ira vendicatrice si autoalimenta, fa perdere di vista la propria miseria, pervade l’esistenza e perfino gli atti di amore ricevuti faticano ad arginarla (Vangelo).
La verità scomoda è che il Cristo ha una volontà di salvezza su tutti gli uomini, perché «sia che viviamo, sia che moriamo, siamo del Signore» (II Lettura). Che ne sarebbe di noi se Dio ci riservasse lo stesso trattamento che vorremmo per i nostri nemici? Per questo, abbiamo fiducia che guardare la nostra vita con onestà ci renderà un po’ più degni dell’infinita misericordia del Padre (Salmo).

«Non ti dico fino a sette, ma fino a settanta volte sette», cioè sempre. L’unica misura del perdono è perdonare senza misura. Perché il Vangelo di Gesù non è spostare un po’ più avanti i paletti della morale, ma è la lieta notizia che l’amore di Dio non ha misura. Perché devo perdonare? Perché cancellare i debiti? La risposta è molto semplice: perché così fa Dio.
Gesù lo racconta con la parabola dei due debitori. Il primo doveva una cifra iperbolica al suo signore, qualcosa come il bilancio di una città: un debito insolvibile. «Allora il servo, gettatosi a terra, lo supplicava..»” e il re provò compassione. Il re non è il campione del diritto, ma della compassione. Sente come suo il dolore del servo, e sente che questo conta più dei suoi diritti. Il dolore pesa più dell’oro. E per noi subito s’apre l’alternativa: o acquisire un cuore regale o mantenere un cuore servile come quello del grande debitore perdonato che, “appena uscito”, trovò un servo come lui.
“Appena uscito”: non una settimana dopo, non il giorno dopo, non un’ora dopo. “Appena uscito”, ancora immerso in una gioia insperata, appena liberato, appena restituito al futuro e alla famiglia. Appena dopo aver fatto l’esperienza di come sia un cuore di re, «presolo per il collo, lo strangolava gridando: “Dammi i miei centesimi”», lui perdonato di miliardi!
Eppure, questo servo “‘malvagio” non esige nulla che non sia suo diritto: vuole essere pagato. È giusto e spietato, onesto e al tempo stesso crudele. Così anche noi: bravissimi a calare sul piatto tutti i nostri diritti, abilissimi prestigiatori nel far scomparire i nostri doveri. E passiamo nel mondo come predatori anziché come servitori della vita.
Giustizia umana è “dare a ciascuno il suo”. Ma ecco che su questa linea dell’equivalenza, dell’equilibrio tra dare e avere, dei conti in pareggio, Gesù propone la logica di Dio, quella dell’eccedenza: perdonare settanta volte sette, amare i nemici, porgere l’altra guancia, dare senza misura, profumo di nardo per trecento denari.
Quando non voglio perdonare (il perdono non è un istinto ma una decisione), quando di fronte a un’offesa riscuoto il mio debito con una contro offesa, non faccio altro che alzare il livello del dolore e della violenza. Anziché annullare il debito, stringo un nuovo laccio, aggiungo una sbarra alla prigione.
Perdonare, invece, significa sciogliere questo nodo, significa lasciare andare, liberare dai tentacoli e dalle corde che ci annodano malignamente, credere nell’altro, guardare non al suo passato ma al suo futuro. Così fa Dio, che ci perdona non come uno smemorato, ma come un liberatore, fino a una misura che si prende gioco dei nostri numeri e della nostra logica.

Letture del giorno: Sir 27,30 – 28,7; Sal 102; Rm 14,7-9; Mt 18,21-35 (Clicca QUI per leggere e meditare il vangelo e le letture)

Fonte: la-domenica.it – avvenire.it

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