XXVI Domenica del Tempo Ordinario (Anno A)

La parabola dei due figli invitati a lavorare nella vigna del Signore è un avviso: la conversione è necessaria per tutti. Davanti a Dio non esistono etichette precostituite, ma anime che avvertono tutte un uguale bisogno della sua grazia.

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Bene e male, libertà e grazia attraversano la vita umana, mutandone le sorti. Ezechiele accentua la libertà dell’individuo, mettendo nelle sue mani la vita e la morte: «Se il giusto si allontana dalla giustizia…, egli muore», «Se il malvagio si converte dalla sua malvagità…, egli fa vivere se stesso». Il Salmo insiste sulla misericordia del Signore, che non ricorda i peccati della giovinezza (I Lettura e Salmo). Matteo rispecchia il nostro incoerente comportamento in quello dei due figli della parabola. Determinante per entrambi è il compimento della volontà del padre, reso sempre possibile dal “pentimento”, richiesto e sufficiente per modificare ogni situazione incompatibile con il regno di Dio (Vangelo). La volontà del Padre richiama l’obbedienza, da considerare come la dimostrazione concreta dell’esistenza del nostro rapporto di filiazione con Dio.
La comunione di spirito nella comunità si raggiunge nella misura in cui ciascuno dei suoi membri saprà riprodurre nella propria vita gli stessi sentimenti di Cristo Gesù, il quale si è fatto obbediente fino alla morte e a una morte di croce (II Lettura).

Un uomo aveva due figli!. Ed è come dire: Un uomo aveva due cuori. Ognuno di noi ha in sé un cuore diviso; un cuore che dice “sì” e uno che dice “no”; un cuore che dice e poi si contraddice. L’obiettivo santo dell’uomo è avere un cuore unificato.
Il primo figlio rispose: non ne ho voglia, ma poi si pentì e vi andò. Il primo figlio è un ribelle; il secondo, che dice “sì” e non fa, è un servile. Non si illude Gesù. Conosce bene come siamo fatti: non esiste un terzo figlio ideale, che vive la perfetta coerenza tra il dire e il fare.
Il primo figlio, vivo, reattivo, impulsivo che prima di aderire a suo padre prova il bisogno imperioso, vitale, di fronteggiarlo, di misurarsi con lui, di contraddirlo, non ha nulla di servile. L’altro figlio che dice “sì, signore” e non fa è un adolescente immaturo che si accontenta di apparire. Uomo di maschere e di paure.
I due fratelli della parabola, pur così diversi, hanno tuttavia qualcosa in comune, la stessa idea del padre: un padre-padrone al quale sottomettersi oppure ribellarsi, ma in fondo da eludere. Qualcosa però viene a disarmare il rifiuto del primo figlio: si pentì. Pentirsi significa cambiare modo di vedere il padre e la vigna: la vigna è molto più che fatica e sudore, è il luogo dove è racchiusa una profezia di gioia (il vino) per tutta la casa. E il padre è custode di gioia condivisa.
Chi dei due figli ha fatto la volontà del Padre? Parola centrale. Volontà di Dio è forse mettere alla prova i due figli, misurare la loro obbedienza? No, la sua volontà è la fioritura piena della vigna che è la vita nel mondo; è una casa abitata da figli liberi e non da servi sottomessi.
Gesù prosegue con una delle sue parole più dure e più consolanti: I pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel Regno di Dio. Perché hanno detto “no”, e la loro vita era senza frutti, ma poi hanno cambiato vita. Dura la frase! Perché si rivolge a noi, che a parole diciamo “sì”, ma poi siamo sterili di frutti buoni. Cristiani di facciata o di sostanza? Solo credenti, o finalmente anche credibili?
Ma è consolante questa parola, perché in Dio non c’è ombra di condanna, solo la promessa di una vita totalmente rinnovata per tutti. Dio non rinchiude nessuno nei suoi ergastoli passati, nessuno; ha fiducia sempre, in ogni uomo; ha fiducia nelle prostitute e ha fiducia anche in me, in tutti noi, nonostante i nostri errori e i nostri ritardi. Dio si fida del mio cuore. E io «accosterò le mie labbra alla sorgente del cuore» (San Bernardo) unificato, «perché da esso sgorga la vita» (Proverbi 4,23), il senso, la conversione: Dio non è un dovere, è stupore e libertà, un vino di festa per il futuro del mondo.

Letture: Ezechiele 18,25-28; Salmo 24; Filippesi 2,1-11; Matteo 21,28-32 (QUI il link per leggere e meditare la Parola di Dio)

Fonti: avvenire.it – la-domenica.it

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