XXX Domenica del Tempo Ordinario

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Letture del Giorno:

Ger 31,7-9;

Sal 125;

Eb 5,1-6;

Mc 10,46-52;

Gesù è la luce del mondo, il sole della vita. È luce nella creazione. È luce nella redenzione. Lui è la Luce eterna incarnata accesa sul candelabro della croce per illuminare tutti quelli che abitano la casa del mondo. Anche l’eternità è tutta illuminata dalla luce di Gesù Signore. Così l’Apostolo Giovanni nel Vangelo e nell’Apocalisse.

In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Egli era, in principio, presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste. In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta. Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo. Era nel mondo e il mondo è stato fatto per mezzo di lui; eppure il mondo non lo ha riconosciuto. Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto. A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali, non da sangue né da volere di carne né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati. E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità. Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto: grazia su grazia. Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo. Dio, nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato (Cfr. Gv 1,1-18).

In essa non vidi alcun tempio: il Signore Dio, l’Onnipotente, e l’Agnello sono il suo tempio. La città non ha bisogno della luce del sole, né della luce della luna: la gloria di Dio la illumina e la sua lampada è l’Agnello. Le nazioni cammineranno alla sua luce, e i re della terra a lei porteranno il loro splendore. Le sue porte non si chiuderanno mai durante il giorno, perché non vi sarà più notte. E porteranno a lei la gloria e l’onore delle nazioni. Non entrerà in essa nulla d’impuro, né chi commette orrori o falsità, ma solo quelli che sono scritti nel libro della vita dell’Agnello (Ap 21,22-27). E non vi sarà più maledizione. Nella città vi sarà il trono di Dio e dell’Agnello: i suoi servi lo adoreranno; vedranno il suo volto e porteranno il suo nome sulla fronte. Non vi sarà più notte, e non avranno più bisogno di luce di lampada né di luce di sole, perché il Signore Dio li illuminerà. E regneranno nei secoli dei secoli (Ap 22,3-5).

Il cieco di Gerico è figura, immagine dell’umanità, seduta sul ciglio della strada a mendicare. Essa se vuole guarire, deve gridare a Gesù Signore, gridare così forte da superare ogni altro grido, compreso quello dei suoi filosofi, scienziati, maestri, psicologi, pedagoghi, giornalisti, massa – media, teatro, cinema, satira e ogni altra cosa. Questo suo grido forte e accorato dovrà giungere al cuore di Cristo Gesù. Poi essa stessa dovrà abbandonare ogni mantello delle sue poche e misere sicurezze e correre, balzare verso il Signore, manifestandogli tutta la sua fede.

E giunsero a Gerico. Mentre partiva da Gerico insieme ai suoi discepoli e a molta folla, il figlio di Timeo, Bartimeo, che era cieco, sedeva lungo la strada a mendicare. Sentendo che era Gesù Nazareno, cominciò a gridare e a dire: «Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!». Molti lo rimproveravano perché tacesse, ma egli gridava ancora più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!». Gesù si fermò e disse: «Chiamatelo!». Chiamarono il cieco, dicendogli: «Coraggio! Àlzati, ti chiama!». Egli, gettato via il suo mantello, balzò in piedi e venne da Gesù. Allora Gesù gli disse: «Che cosa vuoi che io faccia per te?». E il cieco gli rispose: «Rabbunì, che io veda di nuovo!». E Gesù gli disse: «Va’, la tua fede ti ha salvato». E subito vide di nuovo e lo seguiva lungo la strada.

Chi deve fare conoscere Gesù, la sola luce, è la Chiesa del Dio vivente. Come fa il mondo a conoscere Gesù Signore, se i suoi discepoli non parlano di Lui, non rivelano la sua vera essenza, se nel dialogo con il mondo si limitano a dire solo qualche principio di morale naturale e neanche? Il discepolo deve sapere che se il mondo non va a Gesù, rimarrà in eterno cieco. Lui stesso parlerà a dei ciechi, dialogherà con dei ciechi. Se però lui non sa queste cose, esso stesso è cieco e se il discepolo cieco guida il mondo cieco, tutti e due andranno a finire in una fossa. Ciò che sta accadendo. La responsabilità della perdizione del mondo è tutta del discepolo cieco. Questi si è dimenticato del suo Maestro, della sola Luce, facendosi tenebra con le tenebre.

Vergine Maria, Madre della Redenzione, Angeli, Santi, fateci vera luce di Cristo Gesù.
Fonte: Movimento Apostolico.

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