Zi’ Grazio e i due frati

Il Settimanale di Padre Pio

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Padre Francesco Napolitano, cappuccino della provincia religiosa di Foggia, che è stato discepolo di padre Pio e poi missionario nel Cile, racconta questo episodio.
Nel lontano 1928 il padre di padre Pio, Grazio Forgione, che tutti chiamavano confidenzialmente “Zi’ Grazio”, era solito venire spesso a San Giovanni Rotondo per trascorrere qualche giorno con suo figlio. Una sera, dopo la rituale ricreazione del dopo cena, in uso tra i frati della durata di circa una mezz’ora, zi’ Grazio salutò suo figlio e gli altri frati e si diresse verso la cella assegnatagli dal superiore del convento, e che aveva il numero 10.
Quando vi si avvicinò, fu sorpreso di vedere due frati in piedi davanti alla sua stanza, che non lo lasciavano entrare. Il povero zi’ Grazio credette che fossero due stranieri che avevano sbagliato stanza (anche a quell’ora era abitudine che i frati venissero a trovare padre Pio per avere una sua benedizione). Zi’ Grazio molto gentilmente cercò di spiegare che aveva bisogno di andare a riposare e di convincerli a farlo passare, perché quella stanza era stata assegnata a lui. Ma invano! Lo ripeté alcune volte senza averne risposta. Un po’ impaziente, cercò di farsi strada tra i due, ma, poi, ricorse al fatto ragionevole e convincente di fare presente ai due frati che la stanza non era fornita di due letti, ma di uno solo. Nel preciso momento in cui tentò di forzare il passaggio, i due frati scomparvero.
Scosso, confuso e turbato per la loro scomparsa, corse da suo figlio padre Pio a raccontargli tutto. Padre Pio capì immediatamente. Con il braccio destro gli circondò la spalla e con parole filiali lo rasserenò, infondendogli coraggio. Quando poi si rese conto che suo padre si era ripreso dallo spavento, gli disse: «Pa’, quei due frati che hai appena visto dinanzi alla tua stanza sono due poveri religiosi che si trovano in purgatorio: stanno facendo il loro purgatorio proprio nel posto in cui hanno violato la regola di san Francesco. Sono venuti per chiedere di essere aiutati con la nostra preghiera ad uscirne al più presto fuori. Ora, però, calmati e va’ a dormire serenamente, perché non ti daranno più noia».
Poi padre Pio accompagnò suo padre nella stanza numero 10 ed aspettò, finché non si mise a letto. Gli augurò la buona notte e si congedò da lui.
Sorge spontanea, a questo punto la domanda, perché le anime del Purgatorio qualche volta si fanno presenti ai vivi?
«Dio può miracolosamente permettere alle anime dei fedeli defunti di manifestarsi ai vivi – si legge nel Compendio di Teologia ascetica e mistica del Tanquerey – per un fine benefico, e principalmente per rivelare qualche verità». Così afferma il Teologo esperto di teologia ascetica e mistica. La vita dei santi e i molti episodi accaduti confermano questa opinione. Padre Pio stesso, con i fatti che andiamo rievocando, si inserisce nel filone di tutte quelle persone sante che verso le anime dei defunti hanno avuto un pensiero particolare sia come aiuto prestato che come devozione verso di esse.

Padre Alessio Parente,
Padre Pio e le anime del Purgatorio,
pp. 141-143

Servizio Liturgico “Francesco Buenza

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